C’era una volta la primavera, la stagione dell’anno più temuta dagli allergici ...
Se quest’anno avete iniziato a starnutire in anticipo a causa della rinite allergica potreste puntare il dito contro il cambiamento climatico.
L’innalzamento delle temperature, difatti, allunga la stagione delle allergie, modificando l’“orologio biologico” delle piante e inducendole a produrre i pollini controtempo. Il periodo dell'impollinazione inizia in anticipo e termina con diversi giorni di ritardo rispetto al solito. Se alcuni pollini iniziavano ad essere presenti nell'aria nei mesi primaverili, oggi molti si manifestano già nei mesi invernali per proseguire durante l'estate e arrivare addirittura all’autunno.
Tutto questo si traduce in una presenza prolungata di pollini nell'aria che ha come conseguenza diretta un aumento delle allergie e degli attacchi d’asma.
E non è tutto: le temperature più alte e la scarsità di piogge portano a un clima più secco, i pollini diventano più leggeri e si spostano più lontano, anche per centinaia di chilometri.
Un’analisi sul monitoraggio dei pollini negli Stati Uniti nell'ultimo trentennio attraverso i dati provenienti da 60 stazioni di rilevamento ha certificato come i sintomi legati ad allergie stagionali si siano presentati in anticipo, in media, di 20 giorni. "Temperature più calde e concentrazioni più elevate di anidride carbonica, insieme all'aumento delle precipitazioni, favoriscono la crescita delle piante e, soprattutto, la produzione di polline per periodi di tempo più lunghi”, ha dichiarato al New York Times William Anderegg, autore dello studio e docente associato di biologia all'Università dello Utah.
In Italia – dove le patologie allergiche riguardano 15 milioni di persone – uno studio dell’Università di Perugia ha mostrato come il mese peggiore per chi soffre di asma allergica non è più luglio ma fine maggio, con una concentrazione di pollini ben più alta rispetto al passato. Questo perché le piante che fioriscono in primavera ed estate tendono a produrre più polline e per periodi prolungati a causa delle temperature elevate.
Qualche esempio. I pollini dell’albero di olivo hanno cominciato a circolare per un periodo più lungo rispetto al previsto, da aprile a fine giugno, con un significativo incremento di immissione di polline nell’atmosfera. Il nocciolo e l’ontano montano (betullacee), complici le temperature miti che si sono registrate negli ultimi anni, iniziano a fiorire già a inizio gennaio nel Nord Italia. Muffe ed edera velenosa proliferano a causa del caldo che avanza.